In Toscana la prima regolamentazione dell'esercizio delle MNC
Una sbirciata nella rete e su Repubblica.it, sezione Salute, trovo appunto un altro articolo che torna parlare di medicina complementare in Toscana, “la regione all'avanguardia nelle MNC" (Medicine Non Convenzionali, quali omeopatia, fitoterapia e agopuntura). Questa volta si parla di medicina veterinaria e si fa riferimento al protocollo d'intesa (delibera del 28 gennaio 2008, n. 49) stipulato tra la Regione e la Federazione Regionale degli Ordini provinciali dei Medici (chirurghi e odontriatri, farmacisti, veterinari), che in linea con la Legge di regolamentazione delle MC 9/07, di cui abbiamo parlato ieri, disciplina l'esercizio delle MNC e i criteri di ammissione ai relativi albi professionali.
A questo link potete trovare il documento in questione e qui sotto vi inoltro invece l'articolo pubblicato da Repubblica, che fa una breve e interessante analisi dello status della medicina non convenzionale nella pratica medica veterinaria in Italia. Buone letture.
"Veterinaria integrata. L' "albo" alla toscana
Dalla Regione all'avanguardia nelle Mnc una lista di specialisti e le regole per entrarvi. Nel resto d'Italia...
di Mariapaola Salmi
La Toscana è sempre capofila, in materia di medicine non convenzionali. Da qualche settimana (delibera del 28 gennaio 2008, n. 49), grazie ad un protocollo d'intesa tra Regione e Federazione regionale degli Ordini provinciali, sono state disciplinate le modalità di esercizio delle Mnc più utilizzate: agopuntura, omeopatia, fitoterapia. Dal momento che le discipline non allopatiche sono "entrate nella pratica terapeutica corrente" e in mancanza di una legge nazionale, questo il presupposto della decisione, la Toscana si è sentita in dovere di riconoscere i diritti degli operatori e di tutelare la sicurezza degli utenti-pazienti, anche con un accurato elenco dei medici veterinari che praticano la medicina complementare e la definizione dei criteri per l'ammissione ad esso.
Normativa in ritardo
Ovviamente non basta, centinaia di medici veterinari in tutta Italia aspettano da tempo la normativa nazionale che non arriva. "Malgrado negli ultimi 15 anni le numerose proposte di legge si siano raffinate, nonostante milioni di proprietari chiedano che i loro animali vengano curati con la medicina non convenzionale, la legge non ce la fa nemmeno ad arrivare in Parlamento" a parlare è Barbara Rigamonti della scuola "Dulcamara" di Genova. Così i veterinari che vogliono imparare e approfondire (sono indispensabili 400-500 ore formative e infine 200 ore di pratica clinica per iniziare a capirci qualcosa) sono costretti a migrare in altri paesi per ottenere un diploma che a ben poco servirà in Italia.
Eppure le medicine non convenzionali, prime tra tutte l'omeopatia e l'agopuntura, non sono più una moda né scelte terapeutiche di una classe elitaria. La gente sa, è informata. La stessa Organizzazione mondiale della sanità definisce le medicine non convenzionali discipline capaci di integrare la medicina tradizionale o allopatica, potenziandone l'intervento, e auspica - ma sarebbe più giusto dire sollecita - il ricorso a queste medicine per la cura degli animali da allevamento. E' recente l'impegno dell'Oms nella raccolta dei dati epidemilogici e dei risultati ottenuti con la ricerca, e sulla valutazione dell'impatto economico (costi/benefici) correlato alla loro applicazione. La stessa CEE qualifica come "allevamento biologico" solo quello che si avvale della presenza di un veterinario omeopata.
Convenienti e sicure
Le medicine non convenzionali convengono, agli animali e ai sistemi sanitari nazionali. I dati ci sono e inconfutabili. Anche i risultati ci sono ma come sempre attaccabili. "Dobbiamo organizzare le migliaia di studi ma non è facile, perché", dice Rigamonti, "la riproducibilità di un determinato effetto ottenuto con un rimedio o con un prodotto omotossicologico non è esattamente riproponibile come accade in medicina allopatica dove peraltro gli stessi antibiotici, tanto per fare un esempio, cominciano a fallire". Ai grandi passi avanti fatti nel settore della diagnosi, pochi se ne contano per le terapie con le cure allopatiche.
Omeopatia ad hoc
"Basta guardare quello che accade in oncologia e nel campo delle malattie immunitarie, basta osservare quanto può essere di aiuto, in una malattia tanto diffusa quanto mortale, la leishmaniosi, l'omeopatia affiancata alle terapie tradizionali", osserva Elisabetta Ferrario Trotta, medico veterinario a Roma ed esperta in omeopatia. "Negli ultimi tempi i veterinari che praticano l'omeopatia impiegano, più che il rimedio di similitudine, il rimedio con la similitudine recettoriale, usiamo interferoni e interleuichine alla stregua dei medici tradizionali con il rischio di finire per affrontare il malato per settori e non globalmente, questo è il prezzo da pagare per comunicare e arrivare all'integrazione delle due medicine".
Una medicina veterinaria integrata, già praticata in Germania, in Gran Bretagna, in Francia, persino a Cuba dove è inserita nel sistema sanitario nazionale: è questo il prossimo obiettivo dei nostri veterinari. Interessi economici permettendo."
14/03 / 2008