Simili e contrari (guarda che ho scritto “e”, non “o”) Giusto un po' di storia, che fa sempre bene. Il primo medico a delineare il concetto medico di similitudine fu lo stesso Ippocrate, quando fece appunto un'importante distinzione tra due leggi mediche e due differenti modi di affrontare la malattia: la legge dei contrari (contraria contrariis curentur - “le cose contrarie devono essere curate con rimedi contrari”) e la legge dei simili (similia similibus curantur - “le cose simili possono essere curate con cose simili”). Duemila anni fa dunque erano già state individuate due differenti possibilità di intervento medico, ma fu la prima – forse perchè più razionalmente logica (ma no, mi fermo: preferisco evitarvi le mie congetture e le mie interpretazioni storiche, se no divaghiamo) - ad avere maggior seguito e fortuna. Ippocrate delineò così la prima distinzione tra cure medicinali allopatiche ed omeopatiche, dove appunto le prime individuano le cure terapeutiche della medicina tradizionale, che mira a contrastare e guarire una malattia somministrando rimedi che ad essa si oppongono (un esempio per tutti: gli antibiotici vengono prescritti per uccidere i microbi). Dall'altro lato abbiamo invece la legge dei simili, su cui si basano le cure omeopatiche e che appunto mirano a guarirci somministrando a dosi infinitesimali quei rimedi che, sperimentati a forti dosi su uomini sani, hanno provocato sintomi identici a quelli rilevabili in una data malattia. Beh, sì. Detta così suona un po' strana. Perchè assecondare i sintomi invece di remargli contro? Un po' di pazienza...
31 / 12 / 2007
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