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Tiziano Terzani e “Un altro giro di giostra”

Tornati alla scrivania, io davanti e lui dietro, mi fece una domanda che mi parve molto sottile.

Cosa si aspettava venendo qui?”. Mi fu facile essere sincero. Non mi aspettavo che mi curasse il cancro. Ero convinto che quelle due parole, “cancro” e “cura”, non erano fatte per stare assieme e comunque per fare il possibile avevo già scelto gli aggiustatori dello Sloan-Kettering. Da lui mi aspettavo invece che mi aiutasse a mettere ordine in una cosa che mi stava ugualmente a cuore: le mie emozioni. Il mondo esterno influiva eccessivamente sui miei umori. Ero irritabile, instabile, soggetto a troppi alti e bassi. Gli dissi che mi sembrava di guardare il mondo attraverso un caleidoscopio: una piccola mossa e tutto appariva verde; ancora un leggero tocco e tutto era rosso, poi nero e poi oro. Volevo fermare il caleidoscopio, così che tutto restasse d'un colore. Volevo mettere fine agli alti e bassi, che tutto fosse pari. Volevo sentire Jingle Bells senza dover scappare dal negozio, gli dissi.”

(...)

Tornato in Europa, non gli era più possibile fare il medico normale. L'omeopatia fu la risposta. “È una grande medicina”, disse, “anche se la cultura dominante non la considera tale. Ma i modi con cui la cultura dominante si esprime non sono necessariamente i migliori, specie quando si tratta dell'uomo che, grazie a Dio, non è sottoposto a leggi esatte...ammesso che queste esistano”.

Ero d'accordo. Quel suo punto di vista mi interessava e lui lo sentiva. “I nostri detrattori dicono che l'omeopatia è magia. E allora?” continuò. “la magia è una cosa molto seria. Spesso noi chiamiamo magia quel che ancora non capiamo, ma la magia è molto di più. È qualcosa che sta sulla stessa linea curva su cui si trovano la religione e la scienza”. Una volta Mangiafuoco aveva chiesto al suo sciamano indio che cosa fosse per lui la magia. “Un atteggiamento della mente”, gli aveva risposto.

Gli spunti migliori vengono spesso dagli amici. Quelli per scrivere, per leggere e per capire meglio, a me almeno arrivano molte volte da loro. Avevo appena inaugurato Infomeopatia, che subito uno di loro (grazie Gabriele!) mi disse: “Allora devi leggere “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani”.

Detto e fatto. E fatto bene, perchè Un altro giro di giostra è uno di quei libri che finisci per portarti dietro più o meno sempre, tante volte avessi anche solo 5 minuti liberi da rubargli. Uno di quelli che, viceversa, devi chiudere e lasciarli riposare una sera perchè ti procurano una specie di sofferenza, dovuta magari a una domanda che avresti preferito non farti, a una possibilità che non avevi calcolato o a una riflessione a cui da solo non eri mai arrivato, che ti stupisce e insieme ti suscita ammirazione e turbamento.

Tiziano Terzani è stato molte cose nella sua vita: un grande professionista, giornalista, scrittore e esperto conoscitore dell'Asia. E un infaticabile viaggiatore. Anche il cancro che lo colpì quando aveva circa 60 anni fu per lui l'ennesima esperienza di un viaggio: “Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio: un viaggio involontario, non previsto, per il quale non avevo carte geografiche, per il quale non mi ero in alcun modo preparato, ma che di tutti i viaggi fatti fino ad allora era il più impegnativo, il più intenso”.

Questo libro racconta appunto il suo viaggio nella malattia e nella rivoluzione che questa sempre comporta alle sensazioni fisiche, ai pensieri e alla quotidianità più elementare.

E lo fa senza toni drammatici, senza pietismi nè retorica.

E “La memoria dell'acqua” è appunto il capitolo che dedica al suo incontro con l'omeopatia: la sua curiosità priva di pregiudizi e le sue passate esperienze di viaggio lo avevano già fatto avvicinare a molte medicine non convenzionali. Spesso era uscito da questi incontri con considerazioni scettiche, in altri casi aveva preferito smettere di farsi domande e constatare che c'erano nel resto del mondo tante esperienze lontane dalla nostra razionalità occidentale che pur facendo a meno di questa, “funzionavano”.

L'omeopatia lo aiutò a superare meglio le battaglie chimiche e psicologiche a cui le terapie contro il cancro avevano costretto il suo organismo. Perchè finalmente gli offriva un tipo di cura che lo osservava interamente e che non lo sezionava nelle sue parti malate. Che lo rendeva partecipe della cura: collaboreremo, gli dice il suo medico, per aiutare il suo organismo a sostenere gli sforzi che sta facendo per superare questo disease (e dice disease, non cancro...) Fino a quel momento tutti i medici avevano curato, sezionato, attaccato la parte malata del suo corpo. Nessuno lo aveva curato nel suo complesso, includendovi le sue esperienze passate, i suoi pensieri, le sue preoccupazioni. Tutti si erano solo concentrati su quella cellula impazzita che aveva iniziato a massacrarne altre.

Me la smetto di parlarne, ma solo perchè potrei proseguire fino ad annoiarvi. E soprattutto perchè Terzani, molto meglio di me, vi può ancora dare un passaggio sulla sua giostra e raccontarvi la sua esperienza dei rimedi omeopatici del dottor Mangiafuoco (così chiama il suo omeopata) e soprattutto della sua convivenza con la malattia, delle sue preziose e umane riflessioni sui nostri tempi e sul nostro modo di viverli e osservarli. Da leggere e farne tesoro.

La notte feci due sogni. In uno volavo alto su un mondo che era così lontano da non interessarmi più. Nell'altro invece camminavo lungo il mare e gli oggetti inerti, abbandonati sulla spiaggia, quando ci passavo accanto prendevano vita, sprigionavano una scintilla, una piccola luce e quella diventava un uccello che volava via, libero nell'aria. Presi tutto quel volare come un buon auspicio.”.

TIZIANO TERZANI

“UN ALTRO GIRO DI GIOSTRA – Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo”

588 pp.

LONGANESI

29 / 02 / 2008

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